L’ Olanda attacca - Superyacht news
La Redazione ha trovato questo articolo interessante per i clienti della Mep e ha pensato di pubblicarlo nelle news.
Fonte:
“Superyachts international ” rivista di Nautica- N. 3 settembre 2004

L’ incremento delle costruzioni di superyacht e le previsioni di un costante sviluppo della domanda per queste grandi barche, grazie al crescente numero di HNWI, gli High Net work Individuals, in parole povere miliardari e ultramiliardari, hanno focalizzato l’ attenzione di molte nazioni su questo settore. Nato e prosperato in autonomia, spesso anche a dispetto di ideologie politiche contrarie, come e’ successo in Italia, sta suggerendo ai giovani piu’ attenti nuovi atteggiamenti e aperture una volta impensabili. Cio’ anche per assorbire, se possibile e quanto meno in parte, tecnici e maestranze specializzati nelle costruzioni in acciaio e in leghe, rimasti senza lavoro per il trasferimento, avvenuto in pochi anni, delle grandi costruzioni navali, in gran parte emigrate nei paesi emergenti, specie del sud est asiatico, dove la manodopera ha costi bassissimi.
Un esempio l’abbiamo in casa. E’ quanto sta succedendo a La Spezia, dove Comune, Provincia e Regione Liguria, cercano di dirottare tutte le energie finanziarie e infrastrutturali sulla nautica da diporto perche, appunto, si sostituisca alle industrie navali che hanno chiuso.
Cosi’ ora, in Europa, tre sono le nazioni che cercano di giocare questa carta: Inghilterra, Olanda e Italia. La Gran Bretagna, forte della sua tradizionale leadership nel settore e dell’ importante ruolo dei suoi comandanti di plancia e di macchina, ma anche dei marinai specializzati nell’elettronica di bordo, ne ha fatto da sempre il suo regno, in cio’ non contrastata dagli olandesi che comunque avevano la leadership delle costruzioni di navi da diporto, seguiti a ruota dai tedeschi.
Ma e’ successo l’imprevisto. In Europa e’ uscito fuori un outsider, l’Italia, che in pochi lustri, e’ addirittura diventata la maggiore costruttrice di superyacht al mondo, superando anche gli Stati Uniti. Il basso valore della lira, rispetto al dollaro, ha certamente agevolato allora le vendite italiane, anche se si guardava a quelle barche con molto scetticismo sulla qualita’ e il rispetto dei tempi di consegna. Ma poi gruppi come Azimut, Ferretti, Rizzardi, Fipa, cantieri come Codecasa, Perini, Rodriguez, Baglietto e numerosi altri, hanno superato il gap e sono divenuti protagonisti di tutto rispetto. Allora gli inglesi, anche d’ accordo con gli americani, si sono inventati l’MCA, la British Marittime and Coasguard Agency, che rilascia l’omonima supercertificazione, particolarmente attenta al problema della prevenzione e resistenza delle strutture agli incendi.
L’ iniziativa partita su richiesta di alcuni porti turistici per barche miliardarie, una barca che brucia, oltre ai suoi, puo’ mandare in fumo in pochi minuti centinaia di milioni di euro o di dollari delle unita’ che le attorniano, e’ diventata poi necessaria nella normativa inglese per impiegare il super yacht nel charter. Non a caso molti dei materiali necessari si possono acquistare solo in Gran Bretagna. Non solo. Il rispetto degli standard richiesti fa lievitare notevolmente il costo delle barche, di cui, in questo modo, sono diventati arbitri. Le costruzioni possono farsi ovunque, l’ MCA la rilascia solo l’Inghilterra. Gli olandesi, come si puo’ leggere su questo numero di Superyacht, nella rubrica di opinione, non accettando una sudditanza che da comandanti ed equipaggi e’ passata alle costruzioni, hanno tempestivamente provveduto e offrono un pacchetto, composto da nave da diporto, certificazione equivalente alla MCA britannica (ma meno rigida sui modi pr ottenere dei risultati), esenzione dell’ IVA per l’acquisto, altre agevolazioni per l’equipaggio, che viene garantito ed istruito per le necessita’ tecniche di un superyacht. E’ un offerta che certamente attirera’ molti armatori. Come risponderanno Gran Bretagna e Italia?
I cantieri italiani grazie a un lungo lavoro di convincimento politico svolto dall’Ucina hanno ottenuto un regolamento che offre agli armatori di superyacht l’esenzione dell’IVA per l’acquisto e agevolazioni fiscali per i marittimi dell’ equipaggio, se e quando la nave da diporto viene iscritta sul registro italiano per le unita’ mercantili, a patto pero’ che sia utilizzata solo per il charter.
Il Governo italiano pero’, con la lunga tempistica che lo contraddistingue, non ha ancora emanato il provvedimento. Seguiremo con attenzione ogni sviluppo della situazione. Frattanto vogliamo ringraziare quanti ci hanno manifestato, spesso con entusiasmo, con email, lettere e fax, la loro soddisfazione per i contenuti e le immagini di Superyacht. Sono messaggi spontanei che ci inorgogliscono e ci stimolano a fare ancora meglio. Con questo numero collabora con noi anche German Frers e anche questa e’ una testimonianza dei vasti consensi ottenuti dalla rivista.
L.P.





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